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25/03/2008

Potere di acquisto e politica

Il potere di acquisto è prettamente legato al salario od alla pensione, che come ben sappiamo per i più non risultano in linea con il continuo ed odierno aumento dei prezzi.
Nonostante questo sembra ben difficile che possa cambiare qualcosa, anche nella prospettiva, quale quella che si propina ora, di un nuovo governo.
I politici, indipendentemente dal loro schieramento, sembrano sempre più impegnati a vendere il loro prodotto politico, fatto sostanzialmente di dialettica più o meno buona, spot pubblicitari mirati per l'occasione, certamente concepiti e realizzati da persone che masticano marketing e strategie pubblicitarie e di comunicazione.
Fin qui nulla di male: anche la politica deve poter vendere il suo prodotto.
Spesso però, una volta venduto (ed acquisiti i voti), cambiamenti radicali e necessari non se vedono, mai comunque così efficaci da poter permettere anche alle classi sociali meno abbienti una vita dignitosa senza l'onere eccessivo dovuto alle spese non sostenibili dagli attuali salari.
I problemi reali del paese non possono ogni volta perdersi in masturbazioni celebrali legate al proporzionale, maggioritario, uninominale, promesse di aumenti (minimi) di salari o pensioni già minimi di loro, etc.
La disparità di guadagno tra le classi sociali è un divario sempre più incolmabile, nessuno pretende che un operaio possa guadagnare milioni di euro l'anno, ma quantomeno di allineare il suo stipendio secondo quelli che sono i prezzi dell'attuale costo della vita.
Non serve essere particolarmente dotati di intelletto per risolvere problemi di quella che ormai è diventata basilare sopravvivenza per quasi tutti i lavoratori dipendenti, precari compresi, senza dimenticare i pensionati che hanno versato contibuti per una vita intera spesa con fatica sul posto di lavoro.

Eppure, sembra sempre una ardua impresa, ogni governo neoeletto (qualcuno si porta avanti) accusa il precedente di avere lasciato una situazione economica e sociale disastrosa, quindi mette già le mani avanti nel caso (probabile) non riuscisse a mantenere tutte le promesse elargite durante la campagna elettorale.
Manifesti pieni di bonari faccioni sorridenti, slogan più o meno azzeccati (di certo studiati), spot in televisione del politico di turno con tanto di scrosci di applausi che sottolineano la ferma volontà di voler cambiare, nel verso giusto, la direzione dell'Italia.
E poi, dopo?
Come prima, come adesso, come sempre.
Impantanati in problemi che sembrano irrisolvibili, che il nostro Paese si trascina da decenni.
Qualche pezza qua e là per tamponare le falle più evidenti e mostrare che qualcosa si sta facendo, poi lentamente la sabbia del tempo aiuterà a farci accantonare i suddetti problemi magari reclamizzandone a dovere altri per veicolare l'attenzione della gente su obiettivi differenti.
Davvero non possiamo migliorare?
Nessuno chiede miracoli, ma semplici e logiche soluzioni per impedire che il valore del salario o della pensione sia reso nullo.