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Il palinsesto televisivo attuale
Attualmente il palinsesto televisivo è, più che in altri tempi, invaso dalla non professionalità.
Qualcuno parla di evoluzione, di rinnovamento, fatto è che oggi sempre maggiori non professionisti sono sempre più presenti in trasmissioni e programmi televisivi.
Non direi che si tratta di evoluzione, perchè quando ci si allontana dal professionismo non c'è evoluzione, semmai il contrario.
Probabilmente il palinsesto televisivo degli ultimi anni aveva bisogno di aria fresca, ma la strada percorsa attualmente non sembra affatto quella giusta, certo non in termini qualitativi.
I reality show hanno certo rappresentato (e rappresentano ancora) per il business televisivo una sorta di gallina dalle uova d'oro.
Bassissimi costi di realizzazione, in quanto non si devono pagare professionisti del settore, anzi, vengono selezionati personaggi che sarebbero disposti a pagare pur di partecipare.
Altissimi ricavi pubblicitari perchè il prodotto realizza altissimi ascolti.
I reality show rappresentano una delle più grandi coglionate degli ultimi secoli.
Cosa c'è di male nei reality show?
Assolutamente nulla.
Cambiamo la domanda:
cosa c'è di buono nei reality show?
La risposta rimane invariata: assolutamente nulla.
Eppure funzionano, e continuano a funzionare, e allora, manbassa per raccimolare quanti più ricavi sia possibile realizzare.
Rendere questo tipo di televisione predominante nei palinsesti televisivi è una politica scorretta anche quando la tv è privata e non si deve pagare nulla per poterla vedere.
Ma pagare il canone e poi offrire una tv di bassissima qualità (per non dire di peggio) come quella offerta dai reality show, non sembra davvero il caso.
Anche la R.A.I. però ha i suoi reality, anche di personaggi famosi (tendenza nella tendenza, onda che cavalca onda) che hanno bisogno di essere ricordati e rivalutati (quindi non più così famosi e validi professionalmente parlando).
Qualcuno parla di sottocultura, non credo che il compito della televisione sia quello di educare, nemmeno però quello di proporre (in modo predominante) palinsesti che di buono non hanno davvero nulla.
Come se non bastasse si sviluppano approfondimenti sulle vicissitudini dei reality show (ma che bella definizione reality show...).
Questo equivale ad addentrarsi senza limiti nella mediocrità, e non è bello...
Pochi giorni fa mi è capitato di rivedere in televisione delle scene di isterìa collettiva per l'arrivo dei Beatles in Italia negli anni 60.
L'isterìa per un personaggio invece che per un altro non è mai giustificabile, è sempre sintomo di una mancanza emotiva in chi prova questa isterìa.
Tuttavia i Beatles a quel tempo avevano già venduto qualcosa come 180 milioni di dischi in tutto il mondo, qualcosa rappresentavano.
Il mondo della musica lo hanno rivoluzionato, non c'è che dire.
Non trovo comprensivo che l'ammirazione sconfini nell'isterìa, a maggior ragione però nei confronti di un personaggio che vince un reality show.
Si è assistito anche a questo.
Per carità, ognuno ha il sacrosanto diritto di sprecare il proprio tempo come meglio crede, sia chiaro.
L'impressione quando i reality show hanno iniziato a proliferare, era quella che la televisione raschiasse il fondo del barile per trovare qualcosa di nuovo.
I reality hanno sostanzialmente prolungato, in modo sadico, un'agonia dalla quale la televisione non si salverà, almeno in parte.
Programmi televisivi che hanno un motivo di esistere, indipendentemente dai gusti personali, ce ne sono e continueranno ad esserci perchè realizzati da professionisti competenti.
Ma l'enorme vuoto che potrà essere decretato dalla scomparsa di una televisione dalla qualità inesistente fa paura al business del mondo televisivo, significherebbe perdere milioni di euro.
Già si assiste ad una evoluzione dei reality show, e far evolvere un prodotto che è già fortemente mediocre di suo, è praticamente impossibile, non si fa che scendere verso il basso, in caduta libera.
Scuole di recitazione, talent show, camuffati più o meno bene ma sostanzialmente non cambia molto.
Si vuole a tutti i costi dare la possibilità, e l'illusione, a chiunque di poter entrare dalla porta principale del successo tutto sommato con pochi mesi di pseudolavoro.
Un'infarinatura arraffata e artefatta che finge di insegnare in poco tempo mestieri che in realtà richiedono anni di esperienza diretta acquisita sul campo.
Eppure l'agonìa della televisione continua, sadismo inconcepibile, ogni tanto qualche professionista del settore tenta di ribellarsi, timidamente, a tutto questo, ma poi, o subentra qualcun'altro al suo posto, oppure ungendo meglio l'ingrangaggio, il professionista continua a rimanere al suo posto con ritrovato vigore.
Tutte le guerre del resto le vince chi ha più soldi.
Fare l'operaio in fabbrica non è una passeggiata, io l'ho fatto per oltre vent'anni.
Forse molti, penso io, ci provano: per la serie se va ha le gambe.
Poco per poco, qualcuno pensa che può provare ad inserirsi in questo meccanismo per guadagnare, in pochi mesi, quello che non gudagnerebbe mai in una vita in fabbrica.
Senza tenere conto della qualità della vita che uno vive quando la fatica è l'unica risorsa, suo malgrado, cui dispone per sopravvivere.
